n questi ultimi mesi abbiamo assistito ad una forte crescita dell’omofobia in Italia. Si sono verificati casi di violenza a Napoli, Roma, Nuoro, Palermo, Torino, Milano, Rimini, Padova, l’ultimo a Pesaro:
Due ragazzi gay, K.R. 21 anni lombardo e F.C. 31 anni di Fano, dopo essersi conosciuti su un social network, decidono di incontrarsi a Pesaro per passare un fine settimana insieme. Nella notte fra il 27 e il 28 luglio, mentre passeggiavano in viale Trieste, si sono scambiati un bacio davanti al locale Macaco Beach. Sono stati prima insultati e poi picchiati da due ragazzi allertati da una loro amica che urlava di essere stata molestata dalla coppia gay. Spariti gli aggressori, 20 giorni di prognosi per K.R. che è stato colpito da una bottiglia.
In Italia non esiste una legge che riconosca un’aggravante specifica per i reati commessi in odio a persone omosessuali. Di conseguenza è impossibile reperire informazioni per ricavare una statistica ufficiale e attendibile. Quindi i dati dell’Arcigay riportati di seguito, derivano da una statistica rilevata esclusivamente dalle notizie apparse sui media.
_
                                             
mercoledì 4 agosto 2010
Estate di sbarchi fantasma
IMMIGRAZIONE. Continuano gli arrivi a Lampedusa, nonostante i respingimenti. Una realtà occultata dalle autorità fatta di approdi notturni, soccorsi carenti e un Centro di accoglienza lasciato intenzionalmente deserto.
«Prima Lampedusa era l’isola “assediata”, invasa dai migranti. Ora è diventata l’isola “liberata”». Così Giacomo Sferlazzo, membro dell’associazione Arci Askavusa e responsabile del Festival delle migrazioni che ogni estate si tiene nell’avamposto mediterraneo, descrive il cambiamento della politica immigratoria che ha interessato Lampedusa. Salva l’immagine del porto turistico come l’efficienza della strategia del governo dei respingimenti in mare, quello che non si può e non si deve raccontare è che gli sbarchi non sono finiti.
Ieri una piccola imbarcazione è stata avvistata nelle acque territoriali italiane, a poca distanza dall’isola, le 39 persone a bordo trasbordate e condotte fino al centro di accoglienza di Porto Empedocle. Continuano, dunque, ad arrivare persone in fuga da territori di conflitto e violenza e, quando non vengono intercettati prima e rinviati in terra d’Africa, toccano terra. Frequentemente di notte, il più delle volte a piccoli gruppi.
«Personalmente da maggio ho assistito almeno a quattro sbarchi, di dieci-quindici persone al massimo», racconta Sferlazzo. Il più consistente è stato quello del 22 luglio scorso, quando sull’isola sono arrivate 53 persone. Una ricostruzione fedele viene documentata da un video disponibile su youtube,. A raccontare ciò che attende i migranti (in maggior parte richiedenti asilo) dopo una traversata di stenti attraverso il Mediterraneo, è Gianfranco Shiavone, dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi): «Le persone non sono state portate al Centro di Lampedusa, che è aperto ma vuoto. Sono state lasciate sul bordo di una strada provinciale dove transitano i turisti per almeno sette ore, sedute per terra sotto un telone improvvisato, con 40 gradi all’ombra».
Qualche panino e un po’ d’acqua, prima che i mezzi delle forze di polizia o carabinieri vengano a prenderli per imbarcarli verso la terraferma. L’ordine viene d’alto: nessun migrante deve restare a Lampedusa per più di 24 ore. Tanto meno trovare ristoro nella struttura di primo soccorso e accoglienza (Cspa). «Ho avuto testimonianza che questa procedura si ripete in altre circostanze», denuncia Schiavone, che dal sito dell’Asgi ha chiesto «al ministero dell’Interno di riferire al Parlamento e all’opinione pubblica le ragioni di tali scelte».
Le «altre circostanze» raccontano di migranti lasciati sostare nelle calette dell’isola o sul molo del porto cui viene garantita un’assistenza d’emergenza dagli operatori della Cooperativa Servizi sociali che gestisce il Cspa (Centro di soccorso e prima accoglienza) di Lampedusa dal primo giugno del 2007. «Persone stipendiate per lavorare in una struttura formalmente aperta ma non utilizzata» incalza Shiavone. Sono 10 unità, tra cui è presente soltanto un medico.
«La verità è che l’immigrato non vuole restare nel Centro», asserisce il direttore dell’ente gestore, Cono Galipò. Salvo ammettere che «se dipendesse da me, visite e prima accoglienza non le farei lì (al molo o in strada, ndr). Ma non possiamo andare oltre disposizioni e regole ben precise». Il sistema, che il presidente della Cooperativa definisce «eccessivamente rigido e dai tempi troppo stretti», va avanti dall’estate 2008.
«Non è una novità, è la regola», riferisce lo stesso Galipò. Un sistema che punta a smistare velocemente gli arrivi e a farlo, se possibile, lontano dai riflettori. Invisibili anche quando raggiungono il “porto sicuro”, i migranti non potevano aspettarsi a Lampedusa trattamento migliore.
«Prima Lampedusa era l’isola “assediata”, invasa dai migranti. Ora è diventata l’isola “liberata”». Così Giacomo Sferlazzo, membro dell’associazione Arci Askavusa e responsabile del Festival delle migrazioni che ogni estate si tiene nell’avamposto mediterraneo, descrive il cambiamento della politica immigratoria che ha interessato Lampedusa. Salva l’immagine del porto turistico come l’efficienza della strategia del governo dei respingimenti in mare, quello che non si può e non si deve raccontare è che gli sbarchi non sono finiti.
Ieri una piccola imbarcazione è stata avvistata nelle acque territoriali italiane, a poca distanza dall’isola, le 39 persone a bordo trasbordate e condotte fino al centro di accoglienza di Porto Empedocle. Continuano, dunque, ad arrivare persone in fuga da territori di conflitto e violenza e, quando non vengono intercettati prima e rinviati in terra d’Africa, toccano terra. Frequentemente di notte, il più delle volte a piccoli gruppi.
«Personalmente da maggio ho assistito almeno a quattro sbarchi, di dieci-quindici persone al massimo», racconta Sferlazzo. Il più consistente è stato quello del 22 luglio scorso, quando sull’isola sono arrivate 53 persone. Una ricostruzione fedele viene documentata da un video disponibile su youtube,. A raccontare ciò che attende i migranti (in maggior parte richiedenti asilo) dopo una traversata di stenti attraverso il Mediterraneo, è Gianfranco Shiavone, dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi): «Le persone non sono state portate al Centro di Lampedusa, che è aperto ma vuoto. Sono state lasciate sul bordo di una strada provinciale dove transitano i turisti per almeno sette ore, sedute per terra sotto un telone improvvisato, con 40 gradi all’ombra».
Qualche panino e un po’ d’acqua, prima che i mezzi delle forze di polizia o carabinieri vengano a prenderli per imbarcarli verso la terraferma. L’ordine viene d’alto: nessun migrante deve restare a Lampedusa per più di 24 ore. Tanto meno trovare ristoro nella struttura di primo soccorso e accoglienza (Cspa). «Ho avuto testimonianza che questa procedura si ripete in altre circostanze», denuncia Schiavone, che dal sito dell’Asgi ha chiesto «al ministero dell’Interno di riferire al Parlamento e all’opinione pubblica le ragioni di tali scelte».
Le «altre circostanze» raccontano di migranti lasciati sostare nelle calette dell’isola o sul molo del porto cui viene garantita un’assistenza d’emergenza dagli operatori della Cooperativa Servizi sociali che gestisce il Cspa (Centro di soccorso e prima accoglienza) di Lampedusa dal primo giugno del 2007. «Persone stipendiate per lavorare in una struttura formalmente aperta ma non utilizzata» incalza Shiavone. Sono 10 unità, tra cui è presente soltanto un medico.
«La verità è che l’immigrato non vuole restare nel Centro», asserisce il direttore dell’ente gestore, Cono Galipò. Salvo ammettere che «se dipendesse da me, visite e prima accoglienza non le farei lì (al molo o in strada, ndr). Ma non possiamo andare oltre disposizioni e regole ben precise». Il sistema, che il presidente della Cooperativa definisce «eccessivamente rigido e dai tempi troppo stretti», va avanti dall’estate 2008.
«Non è una novità, è la regola», riferisce lo stesso Galipò. Un sistema che punta a smistare velocemente gli arrivi e a farlo, se possibile, lontano dai riflettori. Invisibili anche quando raggiungono il “porto sicuro”, i migranti non potevano aspettarsi a Lampedusa trattamento migliore.
martedì 3 agosto 2010
Inchiesta sulle bombe del ’93, Berlusconi e Dell’Utri indagati per strage
Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono iscritti nel registro degli indagati della Procura di Firenze. Per strage. Lo scrive oggi il quotidiano l’Unità, rivelando che il presidente del Consiglio e il senatore Pdl compaiono nel fascicolo numero 11531 del 2009 con generalità protette, “Autore Uno” e “Autore Due”, come già successe nella prima indagine sulle stragi del 1993, poi archiviata nel 1998. “Da settimane, forse da mesi”, scrive sull’Unità Claudia Fusani, “risultano iscritti nel registro degli indagati della Procura di Firenze che da 17 anni indaga senza sosta sui mandanti occulti di quelle bombe che hanno ucciso sette persone, ne hanno ferite decine e messo in ginocchio l’Italia, che in quella primavera, dopo le bombe che nel 1992 avevano ucciso Falcone e Borsellino, si trovò a un passo dall’abisso e dal golpe”.
Il salto di qualità dell’inchiesta è stato determinato innanzitutto dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, il boss di Brancaccio, vicino ai fratelli Graviano, poi diventato collaboratore di giustizia. “I Graviano mi dissero che gli attentati di Firenze, Milano e Roma non ci appartenevano. Quello era terrorismo. Ma mi dissero anche che era bene portarsi dietro questi morti, così chi si doveva muovere si sarebbe mosso”. E ancora: “Giuseppe Graviano mi disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo. Mi parlò di Berlusconi e Dell’Utri: con loro ci eravamo messi il paese nelle mani”.
Ora l’indagine di Firenze, coordinata dai sostituti procuratori Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini e dal procuratore Giuseppe Quattrocchi, dopo un anno di lavoro, ha ottenuto una proroga di altri sei mesi. Dovrà trovare riscontri alle dichiarazione “de relato” di Spatuzza sulle bombe del 1993 agli Uffizi, al Pac di Milano, a due basiliche romane e sul fallito attentato allo stadio Olimpico della capitale.
Il salto di qualità dell’inchiesta è stato determinato innanzitutto dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, il boss di Brancaccio, vicino ai fratelli Graviano, poi diventato collaboratore di giustizia. “I Graviano mi dissero che gli attentati di Firenze, Milano e Roma non ci appartenevano. Quello era terrorismo. Ma mi dissero anche che era bene portarsi dietro questi morti, così chi si doveva muovere si sarebbe mosso”. E ancora: “Giuseppe Graviano mi disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo. Mi parlò di Berlusconi e Dell’Utri: con loro ci eravamo messi il paese nelle mani”.
Ora l’indagine di Firenze, coordinata dai sostituti procuratori Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini e dal procuratore Giuseppe Quattrocchi, dopo un anno di lavoro, ha ottenuto una proroga di altri sei mesi. Dovrà trovare riscontri alle dichiarazione “de relato” di Spatuzza sulle bombe del 1993 agli Uffizi, al Pac di Milano, a due basiliche romane e sul fallito attentato allo stadio Olimpico della capitale.
domenica 1 agosto 2010
2 Agosto 1980 - Io non dimentico
Alle 10.25 del 2 agosto 1980 una bomba esplode nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna: 85 morti e 218 feriti. Trent'anni dopo Repubblica chiede ai lettori di contribuire al ricordo, inviando la propria testimonianza e partecipando alla realizzazione di un testo condiviso. Ecco le lettere della memoria
Governo assente
Per la prima volta dopo trent'anni nessun ministro parteciperà alla cerimonia del 2 agosto. Non incontrerà i familiari delle vittime e non andrà in piazza
Le condanne
Sul sito dell'associazione dei familiari delle vittime la cronaca giudiziaria e la sentenza di Cassazione. Nella foto Fioravanti e Mambro, condannati come esecutori
Il giallo proibito
"Strage" di Macchiavelli fu ritirato cinque giorni dopo l'uscita perché uno degli imputati querelò l'autore. Ora la ristampa di M. Smargiassi VIDEO Dialogo tra giallisti
Il web si mobilita
On-line uno sciame di video per non dimenticare. Tra i testimoni anche Cristina Caprioli, sorella di Davide, vittima ventenne della mano stragista
I cortei
Ogni anno Bologna commemora le vittime del 2 agosto con un corteo che attraversa la città. Alcune immagini delle passate edizioni
Le stragi - Foto
Dall'Italicus alla strage di Natale passando per Ustica e l'attentato alla stazione. Un volume fotografico ripercorre quegli anni terribili
Le foto della scientifica
I risarcimenti
Una legge del 2004 disciplina i trattamenti pensionistici e previdenziali per le vittime di attentati terroristici. Ma tra i feriti di Bologna c'è ancora chi aspetta
Segreto di Stato?
Botta e risposta tra il presidente dell'associazione dei parenti delle vittime e il sottosegretario Carlo Giovanardi di Micol Lavinia Lundari
I manifesti
La frase del manifesto 2010: "30 anni di veleni contro le tante verità accertate, di premi per gli assassini, di mandanti senza volto, di segreti di Stato"
I luoghi
Nessun museo o monumento: a Bologna la memoria vive in luoghi quotidiani e di passaggio. Perchè la Storia sia scritta nella città
10.25 - Il film
Filippo Porcelli, regista e docente universitario, conduce un laboratorio con gli studenti sul tema della memoria condivisa. Ecco il cortometraggio del trentennale "10.25"
Governo assente
Per la prima volta dopo trent'anni nessun ministro parteciperà alla cerimonia del 2 agosto. Non incontrerà i familiari delle vittime e non andrà in piazza
Le condanne
Sul sito dell'associazione dei familiari delle vittime la cronaca giudiziaria e la sentenza di Cassazione. Nella foto Fioravanti e Mambro, condannati come esecutori
Il giallo proibito
"Strage" di Macchiavelli fu ritirato cinque giorni dopo l'uscita perché uno degli imputati querelò l'autore. Ora la ristampa di M. Smargiassi VIDEO Dialogo tra giallisti
Il web si mobilita
On-line uno sciame di video per non dimenticare. Tra i testimoni anche Cristina Caprioli, sorella di Davide, vittima ventenne della mano stragista
I cortei
Ogni anno Bologna commemora le vittime del 2 agosto con un corteo che attraversa la città. Alcune immagini delle passate edizioni
Le stragi - Foto
Dall'Italicus alla strage di Natale passando per Ustica e l'attentato alla stazione. Un volume fotografico ripercorre quegli anni terribili
Le foto della scientifica
I risarcimenti
Una legge del 2004 disciplina i trattamenti pensionistici e previdenziali per le vittime di attentati terroristici. Ma tra i feriti di Bologna c'è ancora chi aspetta
Segreto di Stato?
Botta e risposta tra il presidente dell'associazione dei parenti delle vittime e il sottosegretario Carlo Giovanardi di Micol Lavinia Lundari
I manifesti
La frase del manifesto 2010: "30 anni di veleni contro le tante verità accertate, di premi per gli assassini, di mandanti senza volto, di segreti di Stato"
I luoghi
Nessun museo o monumento: a Bologna la memoria vive in luoghi quotidiani e di passaggio. Perchè la Storia sia scritta nella città
10.25 - Il film
Filippo Porcelli, regista e docente universitario, conduce un laboratorio con gli studenti sul tema della memoria condivisa. Ecco il cortometraggio del trentennale "10.25"
Gli italiani pagano doppio acqua, rifiuti e trasporti
Gli italiani pagano il doppio, rispetto agli altri cittadini europei, le tariffe dei servizi pubblici locali di acqua potabile, raccolta rifiuti e trasporto pubblico. L'ufficio studi della Confartigianato ha calcolato che negli ultimi cinque anni in Italia le tariffe dei servizi locali (esclusi gas ed elettricita'), sono rincarate del 28,4%, quasi tre volte il tasso di inflazione del periodo (10,8%) e il doppio rispetto alla crescita registrata nell'area euro pari al 15,5%. A correre di piu' e' stata la tariffa idrica: tra giugno 2005 e giugno 2010, dice la Confartigianato, l'acqua potabile e' cresciuta in Italia del 37,1% contro il 15,8% della media europea, i servizi di raccolta rifiuti del 27,3% contro il 15,8% della media europea e i trasporti pubblici del 14,1%; solo in quest'ultimo caso la crescita dei prezzi in Italia e' in linea con la media europea (14,6%).
Non potabili: 119 pesticidi nelle acque italiane
Una classica serie: quello che il potere nasconde agli italiani già anestizzati dal berlusconismo imperante. Un segreto tombale sepolto in un cassetto ministeriale. Le acque italiane contaminate da 119 tipi di pesticidi. Un fenomeno che investe le falde idriche. E’ quanto emerge da un rapporto insabbiato “sul piano nazionale di monitoraggio delle acque interne, superficiali e sotterranee” dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat). Dei pesticidi rinvenuti 112 sono stati rintracciati nelle acque superficiali, 48 in quelle sotterranee. «Nelle acque superficiali – spiega il Rapporto – è stata riscontrata la presenza di residui in 485 punti di monitoraggio (47 per cento del totale), nel 27,9 per cento dei casi con concentrazioni superiori al limite stabilito per le acque potabili. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati 630 punti di monitoraggio (24,8 per cento del totale), nel 7,7 percento dei casi con concentrazioni superiori ai limiti di potabilità». L’Apat sottolinea che, a fronte di un consumo annuo di pesticidi di 150 mila tonnellate con circa 400 principi attivi utilizzati, varie sono le maggiori criticità sul territorio nazionale, tra cui «la contaminazione da terbutilazina diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del Centrosud: risulta presente nel 51,5 per cento dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 16,15di quelli delle acque sotterranee». La ricerca ha rilevato inoltre che «ancora diffusa a distanza di un ventennio dal divieto, è la presenza di atrazina, residuo di una contaminazione storica imputabile al forte utilizzo fatto in passato». Segnalate anche specificità legate al territorio di alcuni pesticidi, come la contaminazione da bentazone, erbicida utilizzato nelle risaie e quindi presente soprattutto in Piemonte e nella zona sud-ovest della Lombardia.
Iscriviti a:
Post (Atom)