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venerdì 17 dicembre 2010

IN PIEMONTE PAGANDO UN TICKET E' POSSIBILE SPARARE AGLI ANIMALI NELLE RISERVE, SACCHETTO (LEGA NORD): "E' UNA RISORSA TURISTICA"

La filosofia che ispira la riforma della legge regionale sulla caccia è semplice: il patrimonio faunistico viene considerato come una risorsa economica e l’attività venatoria diventa uno strumento per promuovere i territori ma anche per fare cassa. E così il Piemonte sarà la prima regione d’Italia a introdurre un ticket che darà il diritto di sparare all’interno dei parchi regionali e nelle altre aree protette a cervi, cinghiali e altri ungulati. E potranno farlo pure i cacciatori che arrivano da fuori Piemonte, anche se il diritto di caccia è limitato alle specie in sovrannumero.





È questa una delle principali novità della proposta di legge illustrata ieri dall’assessore all’Agricoltura e alla Caccia, Claudio Sacchetto (Lega Nord), e dal presidente della terza commissione del Consiglio regionale, Gianluca Vignale (Pdl). «Si tratta - spiegano - di un testo innovativo in grado di soddisfare da una parte le richieste dei cacciatori e dall’altra di promuovere e valorizzare l’attività venatoria come risorsa per il territorio».



Le aree protette La proposta di legge ammette l’intervento dei cacciatori nei piani di contenimento all’interno dei parchi attraverso il pagamento di un ticket. Saranno i singoli enti gestori dei parchi regionali a decidere l’ammontare dell’onere richiesto ai cacciatori in base anche alla storia (La Mandria a esempio era la riserva di caccia dei Savoia) e al capo abbattuto. Il provvedimento non interessa il Gran Paradiso e l’area protetta della Val Grande, oasi tutelata a livello nazionale.



Via libera alla radio La proposta di legge - il centrodestra chiederà alla conferenza dei capigruppo di indicarla tra le priorità da approvare in Consiglio regionale - cancella alcuni vincoli logistici ed operativi e «semplifica l’esercizio della caccia in conformità con la normativa nazionale». Si va dall’abolizione del divieto di utilizzo della radio all’ampliamento dei periodi previsti per l’immissione di esemplari di fauna selvatica, dall’inserimento di nuove specie tra quelle cacciabili (come la gallinella d’acqua e l’allodola) all’aumento delle specie cacciabili e dei carnieri giornalieri e stagionali.



I recinti di sparo Si tratta dell’allestimento di aree riservate che oltre a rispondere ad un’esigenza particolarmente sentita dal mondo venatorio e della cinofilia garantirà ricadute economiche non solo alle aziende agricole che le gestiranno, ma anche all’intero settore turistico-ricettivo.



Più giorni per cacciare Le giornate di caccia per il prelievo selettivo degli ungulati passano da due a tre e saranno distribuite durante l’arco della settimana per incentivare il cacciatore alla consegna dei capi abbattuti e favorire il completamento dei piani di abbattimento selettivi e numerici allo stato attuale difficilmente raggiungibili.



Il turismo venatorio La proposta di legge assegna alla giunta regionale il compito di disciplinare l’ammissione di cacciatori residenti in altre regioni per coprire i numerosi posti ancora disponibili e incrementare le entrate degli ambienti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, «favorendo così il risarcimento dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole».

mercoledì 1 dicembre 2010

Fate schifo! (di Stefano Poma)

Ieri pomeriggio mentre parlavo al telefono con Andrea Demontis, m’informava sui contenuti del pezzo che stava scrivendo. La Camera non aveva ancora votato il ddl Gelmini, ma lui aveva già preparato l’articolo in cui ne raccontava l’approvazione e il voto a favore dei finiani. Io allora gli dissi “mi sa che devi riscrivere il pezzo perché vedrai che la Riforma non passerà. Ora che sta cadendo il governo, ma dai, non sono così stupidi”. E sbagliavo.

Con 307 voti favorevoli (anche quelli futuristi) e 252 contrari. E questo mentre il New York Times metteva in prima pagina la notizia degli scontri italiani tra studenti e poliziotti. L’immagine che accompagna l’articolo è stata scattata fuori dal Rettorato di Bologna, e immortala uno studente che, con un salto alla Bruce Lee, tenta di sferrare un calcio in pieno volto al poliziotto protetto da casco, scudo protettivo e manganello in mano. Sotto, la didascalia: “studenti in molte città italiane, compresa Bologna a cui si riferisce la foto, hanno protestato ieri contro l’aumento delle rette e i tagli alla formazione”.

Roma è occupata, Milano è occupata, Napoli è occupata, Palermo, Catania, così come Torino, dove prosegue l’occupazione del Palazzo Nuovo. Il mondo universitario è in ginocchio. Letteralmente allo sbando. E, i nostri parlamentari, la nostra politica, che fa nel momento in cui il governo B annaspa ed è pronto ai titoli di coda? Approva la più grande legge porcata che si poteva immaginare.

Un esempio: non è un fatto comune che, i docenti universitari, non tutti abbiano il titolo di Professore. Molti sono ricercatori. Bene, i dottori sono all’incirca il 40% dei docenti. E, con questa Riforma, all’articolo 12 leggiamo che “le università possono stipulare (ai ricercatori) contratti di lavoro a tempo determinato. Tre anni di contratto rinnovabili solo per altri tre”. E poi? A casa. E, coi tagli, non sarà possibile assumere nuovi ricercatori. Quindi il corpo docente si dimezzerà, in un sistema universitario dove, già oggi, ogni docente arriva ad avere 500 studenti. È capitato al sottoscritto, non è una farneticazione di Travaglio o di Grillo. Con i chiari disagi che si susseguono sia in ambito formativo che in ambito d’esame. Nessuno che può alzare la mano e dire “non ho capito”, perché altrimenti si crea un pollaio peggio di Ballarò. Esiti degli esami che vengono pubblicati sul sito dopo due mesi dalla data d’appello. E così via.

Ma come è possibile che una Riforma così, che in qualsiasi altro Paese del mondo vien definita un suicidio per questa classe dirigente, è riuscita a varare? Una soluzione sarebbe quella di guardare i volti dei nostri parlamentari e dei nostri politici. Se ci soffermassimo a fissarli per qualche minuto forse capiremmo il divario che c’è tra gli studenti e loro. Questa è gente frustrata che, come dice Grillo, non ha mai visto due tette. E, appena il padrone gliene offre “ingenti quantità”, diventano suoi schiavi. E la classe politica, i parlamentari, non rappresentano più il Paese, perdono il loro vincolo verso i cittadini. Si creano un mondo parallelo. Uno strato superiore.

E, questo dispotismo parlamentare, ha origini antichissime. Le prime elezioni per il parlamento che si tennero in Italia nel gennaio del 1861 e, quindi, subito dopo l’unificazione del Paese, volevano avere un carattere democratico. Era il popolo che governava se stesso, in pillole. Ma (non c’era ancora Giolitti e il suo suffragio universale) poterono votare solo 418.696 cittadini. L’1,9% della popolazione italiana. Dopo il viraggio del primo parlamento, un acuto osservatore oggi completamente dimenticato, tale Petruccelli della Gattina, ammoniva tutti gli affabulatori e i venditori ambulanti della parola democrazia. Ricordò che “il primo parlamento italiano comprendeva 2 principi, 3 duchi, 29 conti, 23 marchesi, 26 baroni, 50 commendatori e gran croci, 117 cavalieri, di cui tre della legion d’onore, 135 avvocati, 25 medici, 10 preti, 21 ingegneri, 4 ammiragli, 23 generali, un prelato, 13 magistrati, 52 professori o ex professori, 8 industriali, 13 colonnelli, 19 ex-ministri, 5 consiglieri di Stato, 4 letterati, 2 prodittatori, 2 dittatori, 7 milionari, 5 banchieri, 25 nobili senza specifica di titolo, altri senza alcuna disegnativa di professione e in più il maestro Verdi”. Concludeva il suo discorso con queste parole che, sarebbe bene, rapportarle ai nostri giorni: “non si dirà certo giammai che il nostro è un parlamento democratico del popolo! Vi è di tutto. Eccetto il popolo”.

E, in queste ore, in parlamento anziché della Riforma si stanno preoccupando di commemorare Mario Monicelli, il quale era uno dei più acerrimi nemici di questa classe dirigente. Il quale sin dal primo istante ha criticato questa Riforma. E, se anziché occuparsi dell’uomo Monicelli, ma di quello che pensava e diceva, forse, farebbero un po’ meno schifo. Ma sono parlamentari. E a loro insaputa.

Pompei continua a crollare e per Bondi va tutto bene

E PERCHÉ ora gli studenti non portano la protesta anche nella vacillante Pompei dove ieri è crollato un altro muro e il ministro Bondi dice che non è successo niente? Sette metri del perimetro che circonda la Casa del Moralista si sono sbriciolati e davvero sembra che anche le pietre di Pompei si stiano ribellando. La cultura morta come la cultura viva, la prima maltrattata per irragionevole incuria e la seconda per ragioneria contabile. Forse gli studenti dovrebbero davvero occupare la Domus di Giulio Polibio, presidiare tutti i luoghi d'Italia nei quali la cultura è in sofferenza come all'università: l'anfiteatro di Santa Maria Capua a Vetere è come il liceo Virgilio di Roma, la reggia di Nerone è come la Normale di Pisa. È di ieri la denunzia del sovrintendente dell'Emilia Romagna, Luigi Malnati, sul degrado dei siti archeologici: "ormai tutto il Centro Nord è come Pompei" perché nel peggio si ricompone l'Unità d'Italia e "qui non ci sono più neanche i custodi".



Ma nei crolli di Pompei e fra le rovine che vanno in rovina c'è finita pure la tragicomica personalità del ministro dei Beni Culturali che di nuovo minimizza e nega dinanzi allo sgomento del sovrintendente Jeannet Papadopulos e all'indignazione del mondo. E forse Bondi minimizza perché Pompei sta diventando la linea di forza delle sue vertigini, dei suoi sensi di colpa. Bondi, lo diciamo con dispiacere, ha spinto la sua mistica berlusconiana al punto da immolare la propria

dignità ai piedi della favorita bulgara del capo, Michelle Bonev.



Il ministro che ha bocciato film come "Il divo", "La prima linea" e il Draquila della Guzzanti - tutti senza averli visti -, il Bondi che ha bollato come parassiti di Stato i cineasti italiani che gli sembrano troppo di sinistra, ha invece promosso e poi premiato a Venezia un film che Rai Cinema ha infatti finanziato con un milione di euro, già tutti versati alla Bonev. Il film fa parte di un accordo strategico di coproduzione televisiva Italia-Bulgaria firmato da Bondi e dal suo collega balcanico. E tutti capiscono che oltraggiare la cultura è sempre uno scandalo penoso, ma Bondi è troppo intelligente per non vedere ora in questi crolli di Pompei la misura della propria dannazione, lo specchio della propria nudità, la vendetta delle pietre d'Italia contro il cortigiano del Principe.



Cosa si poteva restaurare, proteggere, conservare a Pompei con quel milione di euro versato alla musa bulgara così piena di grazia e di gloria? Poco forse, ma abbastanza per potere affrontare a viso aperto la reazione del mondo civile. Non esiste infatti Paese del pianeta dove non sia nato un comitato anti Bondi: "Stop Killing Pompeii Ruins". Cos'altro può fare se non minimizzare e arrossire il ministro che con quelle rovine ha un conto aperto, un conto personale, intimo?



E non è tutto. Il ministro tiene famiglia e dunque ha sistemato al Centro di Cinematografia il figliastro e ha dato una consulenza di Moda e Arte all'ex marito della sua attuale moglie, la collega di Camera e di partito, Manuela Repetti: "Sono due casi umani e non ho violato alcuna legge", si è giustificato con i colleghi del Fatto quotidiano. Non è il primo e non sarà nemmeno l'ultimo potente italiano a mettere l'economia domestica davanti al bene pubblico, ma Bondi che, appena risposato, si è, per dirla poeticamente, "fatto ingravidare" dalla moglie, ha alimentato i redditi e gli affetti familiari più degli investimenti a Pompei dove, attorno agli scavi, sorgono costruzioni abusive, folle di miserabili si propongono come guide e la sola attività ben curata dallo Stato è quella di strappare biglietti e fare cassa. Ma il danaro del turismo non basta a rendere eterna la rovina mummificandola. Certo, sarebbe ingiusto dare a Bondi tutta la colpa di un'incuria che viene da lontano, ma nessun governo aveva così tanto maltrattato la cultura italiana, nelle aule dove si costruisce il futuro e nelle vestigia dove si conserva il passato. Come abbiamo già scritto c'è più scienza del restauro e più tecnica della conservazione nel viso rifatto di Berlusconi che nei ruderi di Pompei. Davvero quei crolli sembrano appunto la rivolta delle pietre, è come se chiamassero gli studenti italiani: la cultura viva e la cultura morta unite nella lotta.

lunedì 22 novembre 2010

Usarono bimbo come scudo umano. Due soldati israeliani condannati a 3 mesi

MILANO- Avevano utilizzato un bambino di 9 anni come una sorta di «scudo umano», obbligandolo, nel corso dell'operazione «Piombo Fuso» a Gaza, ad aprire una borsa in cui sospettavano ci fosse dell'esplosivo. Ma per questo comportamento sono stati condannati oggi da un tribunale militare israeliano a tre mesi di reclusione con la condizionale. La sentenza sta suscitando notevoli polemiche negli ambienti politici israeliani. «Questa sentenza dimostra che la vita degli arabi in generale e dei bambini palestinesi in particolare viene tenuta in scarsa considerazione», ha lamentato il parlamentare arabo Ahmed Tibi. Di parere opposto il deputato di estrema destra Michael Ben Yair, secondo cui i due ex militari sono stati vittime di un «linciaggio» da parte della magistratura militare. «Meritavano semmai un encomio», ha aggiunto.



«È UNO SCANDALO» -I familiari del bambino hanno denunciato la mitezza della pena: «I due soldati avrebbero dovuto scontare almeno uno o due anni di carcere», hanno detto alla stampa. «È uno scandalo, incoraggia altri a continuare con questo comportamento che manda un segnale negativo sia alle vittime che ai soldati», ha tuonato la mamma del piccolo, precisando che la famiglia pensa ora a una azione legale civile.



LA VICENDA -Gli eventi esaminati oggi nel Tribunale militare di Kastina (Neghev) si riferivano al 15 gennaio 2009, quando una unità della brigata di fanteria Ghivati entrò in un edificio nel rione di Tel al-Hawa (Gaza), mentre nelle vicinanze infuriava uno scontro a fuoco. Dopo aver radunato i civili, i due imputati ordinarono ad un bambino - Majed Rabah, allora di 9 anni - di aprire un bagaglio sospetto trovato sul posto. Questi si rifiutò e alla fine i militari spararono sul bagaglio sospetto, che non esplose. «Ho pensato che mi avrebbero ucciso - ha raccontato il bambino -. Ho iniziato ad avere paura, mi sono fatto la pipì addosso. Non riuscivo più a parlare. Ho aperto una borsa quando (il soldato, ndr) ha puntato l'arma direttamente contro di me. Dentro alla valigia c'erano soldi e carte. L'ho guardato, stava ridendo». Il ragazzino tenta di aprire la seconda borsa ma non ci riesce: «Mi hanno preso per i capelli e dato uno schiaffo. Quindi (il soldato) ha sparato alla borsa. Ho pensato avrebbe sparato a me, ho gridato e mi sono messo le mani sulla testa. Un altro soldato mi ha detto di andare da mia madre. Sono corso tra le sue braccia, le ho detto che avevo i pantaloni bagnati, lei ha detto che era tutto a posto».



PENA PIÙ MITE - I giudici del Tribunale militare hanno stabilito che i due ex soldati si sono comportati in contrasto con le norme vigenti, ma hanno riconosciuto l'attenuante delle condizioni di elevata tensione in cui si trovavano in quel momento. In teoria i due militari rischiavano fino a cinque anni di detenzione, ma i giudici si sono accontentati di tre mesi di reclusione con la condizionale, la degradazione (da sergente maggiore a sergente) e l'iscrizione della sentenza nella loro fedina penale. Uno dei militari, che sperava di entrare nel servizio carcerario israeliano, dovrà adesso rinunciare a questi progetti.

Una gita a Pompei dopo il crollo della Domus dei gladiatori

POMPEI - Sarei pronto a dimettermi se avessi delle responsabilità per il crollo della Domus dei gladiatori, diceva il ministro Sandro Bondi pochi giorni fa, interrogato alla Camera sulla questione di Pompei. E a questa asserzione faceva seguire un elenco delle migliorìe operate nella località campana dal suo ministero nei primi due anni di mandato.

Ieri siamo stati a Pompei a verificare l'attuale situazione degli scavi. Ecco un confronto tra ciò che abbiamo visto e quanto detto a Montecitorio da Bondi.

Nel suo discorso, il ministro ha parlato di "nuova organizzazione delle guide turistiche (prima il servizio era in mano all'abusivismo e lavoravano meno di venti guide che esercitavano un'attività di intimidazione sulle altre, oggi sono iscritte più di 200 guide, tutte regolari, tra cui tante donne e giovani)" e di "una campagna di lotta al randagismo".

Andiamo con ordine. All'entrata una guida (non sappiamo se autorizzata, non aveva nessun badge identificativo) ci ha proposto, per 50 euro, di accompagnarci per un tratto del percorso non meglio identificato. Al più, dopo un'ora e mezza, ci avrebbe indicato come arrivare fino all'altra uscita. Ora, come fare a capire se una guida è autorizzata o meno se si viene braccati all'ingresso, subito dopo i tornelli, senza poter vedere nemmeno un tariffario?

Dalle testimonianze degli abitanti, rispetto al recente passato ci sono meno cani. I superstiti passeggiano tranquillamente tra le rovine e la lotta al randagismo, testimoniata da un cartello bilingue, consiste nell'invitare i visitatori ad adottarli a distanza, permettendo così che vengano identificati e vaccinati.

La sensazione dominante che si prova passeggiando tra le rovine è di smarrimento. Chiunque potrebbe scrivere sui muri delle domus o portar via delle pietre senza esser visto da nessuno. Durante l'intero percorso abbiamo incontrato al massimo tre inservienti e superare le transenne per accedere alle zone pericolanti è impresa da niente. I cartelli esplicativi sono più rari degli inservienti e può capitare di passare per la necropòli o per le terme senza nemmeno rendersene conto.

Ma ci si rende conto di "dipendere dal fato" nel momento in cui si decide di visitare la Villa dei Misteri, una degli edifici più affascinanti di Pompei. La Villa è situata a 800 metri a nord degli scavi e custodisce gli affreschi dell'Iniziazione delle spose ai Misteri Dionisiaci, tra le più belle opere d'arte dell'intera storia nonché la testimonianza più importante dei culti a Dioniso.

Come potete vedere dalla foto in alto, nell'arrivare alla Villa dagli scavi è inevitabile scorgere l'immagine poco incoraggiante dei sacchi dell'immondizia non raccolti da tempo. Una volta raggiunto il rudere, trovare gli affreschi è impresa quasi impossibile. Privi di alcuna illuminazione, costretti a camminare con l'ausilio della luce del cellulare, abbiamo vagato per circa mezz'ora senza riuscire a trovarli. Poi, ad un certo punto, quel fato a cui siamo stati affidati ci ha concesso di scorgere, tra le grate di una stanza chiusa al pubblico, delle pitture. Solo grazie al flash delle macchinette fotografiche siamo riusciti a capire che si trattava degli affreschi che tanto bramavamo vedere, di dipinti dal valore inestimabile. Occultati dal buio e privati anche di un misero cartello di presentazione.

Morale della favola: per apprezzare pienamente Pompei munitevi di una torcia e confidate nella benevolenza degli dei.

domenica 17 ottobre 2010

Sarah Scazzi, lo zio ha confessato. Trovato il cadavere nelle campagne

Il cadavere della quindicenne scomparsa lo scorso 26 agosto è stato trovato nelle campagne di Avetrana. Lo zio, Michele Misseri, avrebbe confessato dopo un lungo interrogatorio dei carabinieri

Taranto - Il cadavere di Sarah Scazzi, la quindicenne scomparsa da casa il 26 agosto scorso, è stato trovato nelle campagne di Avetrana. Secondo le prime indiscrezioni lo zio della ragazza, Michele Misseri, avrebbe confessato l'omicidio. Gli inquirenti non hanno confermato. Il ritrovamento del cadavere sarebbe avvenuto su precise indicazioni, a seguito dell'intergatorio di oggi pomeriggio.

La madre in diretta a Chi l'ha visto? La mamma di Sara, Concetta Serrano, ha appreso delle ricerche del corpo della figlia mentre era in collegamento in diretta con il programma di Rai 3 Chi l'ha visto al quale partecipava dall'abitazione di Michele Misseri, lo zio della giovane scomparsa e che è tuttora trattenuto nel comando provinciale dei carabinieri di Taranto. Quando le voci si sono fatte insistenti la conduttrice, Federica Sciarelli, ha chiesto alla donna se non preferisse allontanarsi dalla casa. Concetta ha risposto: «È meglio», e accompagnata da uno dei suoi avvocati ha lasciato l'abitazione.

martedì 12 ottobre 2010

Tutte le volte che Silvio (parodia di "Tutte le volte che" di Valerio Sc...

Casamassima (BA): giovane gay insultato e picchiato dal branco

Nuovo episodio di violenza e discriminazione torna a scuotere la comunità gay italiana. A farne le spese, questa volta, è stato un 17enne di Casamassima, cittadina a pochi chilometri da Bari, il quale è stato accerchiato, umiliato e preso a botte da una coppia di giovani omofobi. La sera del 29 settembre scorso non sembrava diversa da tante altre serate di fine estate, una passeggiata e una chiacchierata con il migliore amico nella piazza principale del paese, ma a rompere la routine di quel mercoledì ci ha pensato un branco di ventenni, ignobile ma ormai consueto protagonista di tante vicende di omofobia di casa nostra, i quali hanno avvicinato i due ragazzi in macchina. Il conducente e il passeggero, evidentemente annoiati e infastiditi dalla presenza del giovane, hanno iniziato a deridere pesantemente il 17enne sulla sua presunta omosessualità.



La vittima, seccata dalla continue offese, ha risposto a tono agli sfottò, ma una frase in particolare ha scatenato l’ira dei due, che nel frattempo si erano allontanati in auto: “Vedi che su quella strada si fanno molti incidenti”. Gli occupanti del veicolo, evidentemente vogliosi di menare le mani, hanno fatto immediatamente inversione di marcia, sono scesi dall’automobile e da li è nato un accesso diverbio tra i tre, fino al triste epilogo: uno dei due maggiorenni ha bloccato il 17enne mentre l’altro lo riempiva di pugni sul volto e di calci, fino a farlo sanguinare copiosamente.Resosi conto della brutalità del loro gesto, i due aggressori sono subito scappati a gambe levate.Il giovane è stato soccorso dai genitori e trasportato poi all’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, dove ha avuto una prognosi di tre giorni per le conseguenze della rottura del setto nasale.

Su questa spregevole vicenda di violenza stanno indagando i Carabinieri di Gioia del Colle, a cui il minore ha raccontato l’episodio, fornendo anche una descrizione degli aguzzini ma non sporgendo però contestuale denuncia.Secondo gli investigatori, il 17enne è molto spaventato e teme una ritorsione dei due aggressori, evidentemente concittadini della vittima.Purtroppo non si tratta del primo caso di omofobia in terra pugliese: già nel maggio scorso il vicepresidente di Arcigay fu riempito, all’uscita da un bar del quartiere Poggiofranco, di minacce e insulti da parte di un gruppo composto da otto persone. Proprio la sezione barese di Arcigay ha rilasciato una dichiarazione in merito a questo triste avvenimento: “Quante altre violenza fisiche e psicologiche dovranno pesare sulla dignità delle persone gay e transessuali, prima che l’omotransfobia venga riconosciuta ufficialmente come vero e proprio atto di razzismo? Quanto manca perché venga estesa l’efficacia della legge Mancino agli atti di violenza contro omo e transessuali? Il mondo politico dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare tutte e tutti i cittadini, anche quelli omosessuali e transessuali. L’Italia – sottolinea il presidente del comitato provinciale, Francesco Camasta – invece è uno degli ultimi paesi nell’UE a non avere ancora nessuna legge contro l’omotranfobia. Del pari il Sindaco Emiliano dovrebbe mantenere le promesse fatte lo scorso 18 Maggio (in occasione della Giornata Mondiale Contro l’Omotransfobia) e aprire uno sportello anti discriminazione, organizzare corsi di educazione alle differenze ai dipendenti comunali e nella scuole. Continueremo a offrire tutela giuridica e aiuto psicologico a tutte le vittime di omotransfobia che si rivolgeranno a noi, ma il rispetto non può basarsi solo sul volontariato, mentre politica e istituzioni girano la faccia dall’altra parte”.

lunedì 4 ottobre 2010

Lettera di un figlio di operaio

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera. Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica. L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo. L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie. L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università. L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro. L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze. Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro. Ma mi è mancata l’aria quando, lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010). Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

venerdì 24 settembre 2010

Corteo Nazionale contro la Vivisezione sabato 25 settembre 2010 a Roma

Sabato 25 settembre 2010 Ore 15.00 – Piazza della Repubblica – ROMA Corteo Nazionale contro la Vivisezione.Per chiudere Green Hill e tutti gli allevamenti di animali destinati ai laboratori e protestare contro la nuova legge europea.Milioni di animali ogni anno vengono torturati nei laboratori di vivisezione, sottoposti ad esperimenti crudeli, sfigurati, ingabbiati, incatenati, legati ai tavoli operatori, avvelenati e lasciati soffrire e morire. Questa è la ricerca medico-scientifica portata avanti dai baroni della medicina, finanziata e avvallata dal governo. Una ricerca che prevede lo sterminio di un milione di esseri viventi nella sola Italia, ogni singolo anno. Giorno dopo giorno, agonia dopo agonia. Questi esseri viventi sono prodotti su scala industriale dentro allevamenti specializzati, cresciuti in condizioni asettiche e creati come oggetti su cui accanirsi nella ricerca di non si sa quale soluzione ai mali che noi stessi umani abbiamo provocato. Green Hill di Montichiari è l’unico allevamento di cani “da laboratorio” rimasto in Italia, uno dei più grandi d’Europa.



PARTENZE DA ALTRE CITTA’



Pullman

Sono previsti pullman da varie città italiane.

Se avete intenzione di organizzare un pullman dalla vostra città contattateci alla mail

info@fermaregreenhill.net

grazie.

Potete contattare i gruppi che li stanno organizzando alle seguenti e-mail:



FIRENZE: firenze25settembre@yahoo.it

BRESCIA: brescia25settembre@yahoo.it

VENETO: veneto25settembre@yahoo.it

GENOVA: genova25settembre@yahoo.it

BOLOGNA: bologna25settembre@yahoo.it

MILANO: milano25settembre@yahoo.it

TORINO: torino25settembre@yahoo.itP

PUGLIA: puglia25settembre@yahoo.it

NAPOLI/CASERTA: napoli_caserta25settembre@yahoo.it

RIMINI: rimini25settembre@yahoo.it



Per memoria l’elenco dei parlamentari italiani che hanno votato la legge europea:

1 – Gabriele ALBERTINI ( PPE – PdL)

2 – Magdi Cristiano ALLAM ( PPE – Io Amo l’Italia)

3 – Roberta ANGELILLI ( PPE – PdL)

4 – Antonello ANTINORO ( PPE – UDC)

5 – Alfredo ANTONIOZZI ( PPE – PdL)

6 – Pino ARLACCHI ( ALDE/ADLE – IdV)

7 – Raffaele BALDASSARRE ( PPE – PdL)

8 – Paolo BARTOLOZZI ( PPE – PdL)

9 – Sergio BERLATO ( PPE – PdL)

10 – Luigi BERLINGUER ( S&D – PD)

11 – Mara BIZZOTTO ( EFD – Lega Nord)

12 – Vito BONSIGNORE ( PPE – PdL)

13 – Mario BORGHEZIO ( EFD – Lega Nord)

14 – Antonio CANCIAN ( PPE – PdL)

15 – Carlo CASINI ( PPE – UDC)

16 – Sergio Gaetano COFFERATI ( S&D – PD)

17 – Giovanni COLLINO ( PPE – PdL)

18 – Lara COMI ( PPE – PdL)

19 – Paolo DE CASTRO ( S&D – PD)

20 – Luigi Ciriaco DE MITA ( PPE – UDC)

21 – Herbert DORFMANN ( PPE – SVP)

22 – Carlo FIDANZA ( PPE – PdL)

23 – Lorenzo FONTANA ( EFD – Lega Nord)

24 – Elisabetta GARDINI ( PPE – PdL)

25 – Roberto GUALTIERI ( S&D – PD)

26 – Salvatore IACOLINO ( PPE – PdL)

27 – Vincenzo IOVINE ( ALDE/ADLE – IdV)

28 – Giovanni LA VIA ( PPE – PdL)

29 – Clemente MASTELLA ( PPE – UDE)

30 – Barbara MATERA ( PPE – PdL)

31 – Mario MAURO ( PPE – PdL)

32 – Erminia MAZZONI ( PPE – PdL)

33 – Claudio MORGANTI ( EFD – Lega Nord)

34 – Alfredo PALLONE ( PPE – PdL)

35 – Pier Antonio PANZERI ( S&D – PD)

36 – Aldo PATRICIELLO ( PPE – PdL)

37 – Mario PIRILLO ( S&D – PD)

38 – Gianni PITTELLA ( S&D – PD)

39 – Vittorio PRODI ( S&D – PD)

40 – Fiorello PROVERA ( EFD – Lega Nord)

41 – Licia RONZULLI ( PPE – PdL)

42 – Oreste ROSSI ( EFD – Lega Nord)

43 – Potito SALATTO ( PPE – PdL)

44 – Matteo SALVINI ( EFD – Lega Nord)

45 – Amalia SARTORI ( PPE – PdL)

46 – David-Maria SASSOLI ( S&D – PD)

47 – Giancarlo SCOTTÀ ( EFD – Lega Nord)

48 – Marco SCURRIA ( PPE – PdL)

49 – Sergio Paolo Francesco SILVESTRIS ( PPE – PdL)

50 – Francesco Enrico SPERONI ( EFD – Lega Nord)

51 – Salvatore TATARELLA ( PPE – PdL)

52 – Iva ZANICCHI ( PPE – PdL)

giovedì 23 settembre 2010

Come riparare cellulari ed apparecchi elettronici vittime dei più comuni incidenti

Riparare col fai-da-te i telefoni cellulari e gli apparecchi elettronici vittime dei più comuni incidenti. La rubrica Green di Yahoo ha offerto ieri dei consigli che mi paiono interessanti.

Provare non costa nulla e non richiede una manualità sviluppata. Se la garanzia è scaduta, vale la pena di tentare invece di correre a comprare un nuovo apparecchio: del resto, riparare e riciclare è la prima regola dell’ecologia domestica.

L’infortunio più comune cui soccombono cellulari e simili è il contatto ravvicinato con l’acqua. Si bagnano per i più svariati motivi (pare molti li lascino cadere inavvertitamente nel water) e smettono di funzionare. Ma c’è rimedio.

Per far resuscitare un cellulare bagnato le cose da fare sono, nell’ordine:

- non accenderlo

- non tentare di asciugarlo con il phon (il soffio d’aria spingerebbe ulteriormente l’umidità verso l’interno)

- togliere la batteria, la scheda e tutto ciò che ci si sente di rimuovere e di rimettere successivamente al suo posto

- mettere le varie parti in un recipiente contenente un materiale in grado di assorbire l’umidità: riso secco, gel di silice o semplicemente la sabbia per la lettiera del gatto

Il trattamento dovrebbe asciugare completamente l’apparecchio e rimetterlo in grado di funzionare.

Altri consigli interessanti riguardano il modo in cui è possibile rimediare ai graffi che rovinano gli schermi a cristalli liquidi dei televisori o dei computer portatili.

Anzichè buttarli via, si può provare a ripulirli per bene e poi a strofinare delicatamente il graffio con una gomma pulita da matita o con petrolato, conosciuto anche comevaselina bianca.

Tentare queste riparazioni può far risparmiare soldi e rifiuti. Fatemi sapere se funziona!

sabato 18 settembre 2010

Tetto azzurro chiude a fine mese, quando i “tagli” colpiscono la tutela dei minori

Un sos alle istituzioni del Lazio per non far chiudere ‘Tetto Azzurro”, centro che si occupa da 11 anni a Roma dei diritti e la cura dei bambini. E’ quanto è stato lanciato da Telefono Azzurro durante una conferenza stampa tenutasi venerdì mattina, 17 settembre, all’Associazione stampa estera in Italia.

Il 30 settembre il centro polifunzionale di Roma in via Antonio Musa, attivo h24 per l’accoglienza e la gestione in emergenza di casi che coinvolgono bambini in situazioni di abuso sessuale, fisico e psicologico, cesserà il suo servizio a causa del nuovo bando della Provincia di Roma con cui sono state rivisitate le attività del centro, prevedendo solo quelle di affiancamento e supporto agli operatori territoriali e non facendo alcun riferimento all’Area legale o allo Spazio neutro, alla risposta h24 in emergenza o alla Pronta accoglienza.

“Non parteciperemo al nuovo bando. La chiusura di “Tetto azzurro” è un esempio delle difficoltà che ancora oggi caratterizzano il rapporto tra un non profit sempre più competente e qualificato e le diverse amministrazioni pubbliche – ha detto il presidente di Telefono azzurro Ernesto Caffo – da una parte il no profit deve essere sempre più all’altezza di gestire sfide complesse per rispondere meglio ai nuovi bisogni, dall’altra le istituzioni devono rendersi sempre più partecipi di percorsi comuni nell’interesse della collettività. Ho scritto più volte al presidente Zingaretti ma non ho mai avuto risposta”.

“Perdiamo un importante interlocutore sul territorio – ha detto il presidente del Tribunale per i minorenni di Roma Carmela Cavallo – a cui facevamo riferimento per le valutazioni sull’adeguatezza genitoriale e per l’ascolto di minori abusati. Ora andremo avanti a consulenze tecniche di ufficio. Ma chi le pagherà? Ovviamente lo Stato. Quindi se la chiusura era dovuta ad una logica di tagli per la crisi, è evidente che non si risparmierà nulla”.

“Quando chiude una struttura di questo tipo – ha detto la presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia Alessandra Mussolini – è un fallimento totale delle istituzioni in generale. Dovrebbero aumentare e non diminuire queste strutture che servono a far emergere il sommerso. Parliamo tanto di centri, di aiuto ma poi non si trovano i finanziamenti per farli partire”.

Napoli. Inizia la scuola, disabili rimandati a casa

NAPOLI — Il «ministro-buttafuori». Così i genitori dell’associazione Tutti a Scuola hanno apostrofato la titolare del dicastero dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, manifestando in forze, ieri, coi propri bambini costretti in carrozzine davanti al palazzo della Regione in via Santa Lucia. «La scuola non è uguale per tutti e per i disabili ancora meno», hanno spiegato i manifestanti all’assessore regionale Pasquale Sommese che, davanti alle telecamere, esprimendo solidarietà, ha promesso di accompagnarli a Roma quando andranno a restituire cartelle e quaderni dei figli al ministro. Brutta giornata, quella d’inizio dell’anno scolastico, per tanti tra i 22 mila alunni disabili campani (13.100 solo a Napoli).

La festa di benvenuto agli studenti in troppi circoli didattici si è trasformata in un incubo temuto da tempo dalle famiglie di ragazzini speciali. Per questi ultimi le lezioni senza personale di sostegno non possono cominciare. Dalla loro parte, i genitori hanno una sentenza della Corte Costituzionale e in 700 casi solo a Napoli, anche il Tar si è espresso ordinando l’assistenza in classe per altrettanti alunni con disabilità. Secondo Toni Nocchetti di Tutti a Scuola occorrono almeno 19.500 insegnati di sostegno contro gli attuali 10.597 in organico. Ed ecco cosa succede, ad esempio, al 35° circolo Scudillo in via Saverio Gatto ai Colli Aminei. A questa scuola ha bussato Davide, 8 anni, ha una grave disabilità per la quale il Tar, con sentenza, avrebbe garantito il diritto all’assistenza a tempo pieno. Al consueto incontro delle famiglie con le maestre delle primine, alla signora Marianna Volo, mamma di Davide, è stato detto e confermato dalla preside che «l’insegnante di sostegno non c’è e non ci sarà». Eppure si tratta di riconoscere un diritto e di ubbidire all’esecuzione di una sentenza. E ancora: racconta l’insegnante Adele Autiero che al 16° circolo Villanova a via Manzoni «non c’è chiarezza sul sostegno» e il suo bambino, un altro Davide, che ha il 100% di disabilità — ed è già «fuori dai centri di riabilitazione» chiusi per ridurre la spesa sanitaria — non può cominciare la prima elementare con altri 7 compagni disabili: per 8 richieste di sostegno alla scuola figurano sulla carta, in organico, 5 docenti utili ma di fatto se ne dispone di appena 3 ed un altro sarebbe «in arrivo», intanto si può solo aspettare. Anche in questo caso un Tar favorevole all’assistenza totale è carta straccia.

Invece gli insegnanti del Coordinamento precari napoletani ed i Cobas ieri si sono dati appuntamento in piazza del Gesù per una particolarissima giornata per la scuola, cominciata con lezioni in strada, banchi e sedie davanti al liceo Genovesi che pure ha protestato contro la riforma ritardando l’ingresso di mezz’ora. «Non vogliamo l’elemosina dei contratti e dei progetti extrascolastici regionali— spiega Francesco Amodio del Cobas — non vogliamo che si riducano gli orari delle scuole, né il superamento del tetto dei 25 alunni per classe o i 4 mila tagli agli organici di quest’anno. Vogliamo il ritiro della riforma». Sui fondi messi a disposizione per i progetti pomeridiani dalla Regionedice Amodio, «incontrando l’assessore all’Istruzione abbiamo appreso che con molta probabilità gli istituti che negli anni passati hanno partecipato ai progetti regionali non saranno pagati per problemi di rendicontazione. Se questo è vero, nessun dirigente scolastico con debiti pregressi aderirà ai nuovi bandi». Invece il capogruppo del Pd alla Provincia Giuseppe Capasso giudica insufficiente l’impegno della nuova amministrazione di centrodestra sull’edilizia scolastica (la metà degli edifici non è a norma ed il 30% abbisognerebbe di interventi urgenti): «Ci troviamo di fronte ad una riduzione degli stanziamenti di circa il 42% rispetto agli esercizi finanziari precedenti. Per non parlare poi della frammentazione delle deleghe (edilizia scolastica e politiche formative) che non può che nuocere. Di questo passo le condizioni strutturali e dei servizi offerti dagli istituti superiori saranno compromesse in maniera grave».

Adro, una madre ritira le figlie dalla scuola “leghista” per protesta

L’Ansa scrive che a pochi giorni dal primo giorno di scuola, ad Adro (Brescia), si registrano i primi due ritiri di studenti dalla scuola del «sole delle Alpi». Si tratta di due sorelle che frequentano la prima e la terza media. « Ho preso la decisione – spiega la madre – per protesta. Io le ho mandate a una scuola statale e mi sono ritrovata con dei simboli che riconducono a un partito. Non lo posso accettare». E prosegue:« Il mio sindaco mi può continuare a ripetere la storiellina del ’simbolo storicò, ma io non posso raccontarla alle mie figlie. Se mi dicono ‘perchè è uguale al simbolo che si vede sulla sede di un partito in centro al paese, cosa rispondo?».

Laura, questo il nome della donna secondo l’Ansa, per ora non ha ancora preso in considerazione forme d’istruzione alternative. « Spero – conferma – che i simboli vengano tolti altrimenti penserò qualcosa. Per ora le bambine rimangono a casa. Di sicuro la mia scelta non è facile». Nel frattempo si susseguono le prese di posizione politiche sulla vicenda. «Marchiando con il simbolo della Lega ogni elemento del plesso scolastico – ha affermato la deputata del Pdl Viviana Beccalossi -, certamente non si rende un servizio intellettualmente onesto alla collettività. Anzi, si crea confusione attorno ad una realtà che dovrebbe rappresentare per tutti la base dell’educazione, oggettiva, imparziale e libera dalle strumentalizzazioni. La scuola non deve essere strumentalizzata dalla politica, anzi, devono essere garantite libertà ed imparzialità nella formazione scolastica. Credo che il sindaco di Adro – ha proseguito Beccalossi - abbia perso una buona occasione per creare attorno ad un’iniziativa lodevole ed apprezzabile, soprattutto in tempi di difficoltà economica anche per le Istituzioni, largo consenso e plauso trasversale a tutte le formazioni politiche». Sabato prossimo ad Adro è previsto un presidio organizzato dalla segreteria provinciale del PD

martedì 14 settembre 2010

INFORMAZIONE LIBERA * Note di INFORMAZIONE LIBERA (0) * Note su INFORMAZIONE LIBERA (0) Sfoglia le note * Note degli amici (0) * No

La Gelmini: «E' un'iniziativa a cui sono favorevole come ministro, come credente e come cittadina». Il ministro dell'istruzione: «testo che ha determinato la nascita della civiltà in cui viviamo»



MILANO - Una proposta che farà discutere. «La lettura della Bibbia nelle scuole è un'iniziativa a cui sono favorevole come ministro, come credente e come cittadina italiana». Lo scrive il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini sul periodico cattolico «Famiglia Cristiana».



LA PROPOSTA - «La scuola - spiega la Gelmini - deve istruire i ragazzi ma deve anche formare dei cittadini responsabili e degli adulti consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Questo insieme di valori e insegnamenti, nel mondo occidentale, è rappresentato dalla tradizione cristiana». Per il ministro Gelmini, «è quindi importante che i nostri figli, nel bagaglio di conoscenze che la scuola deve garantire loro, possano incontrare fin da subito un testo che ha determinato la nascita della civiltà in cui viviamo e che parla ai cuori e alle coscienze di tutti». Del resto, ricorda, «l'Occidente è stato edificato sugli insegnamenti del cristianesimo ed è impossibile, senza comprendere questa presenza, studiare la sua storia, capire la filosofia, conoscerne l'arte e la cultura» nè si può «dialogare e confrontarsi in modo proficuo con le altre culture». «In una fase della storia che richiede il più ampio sforzo per sconfiggere l'odio, dobbiamo - conclude la Gelmini - fare in modo che i nostri giovani siano consapevoli della propria identità per potersi confrontare con le altre e crescere e vivere nel rispetto reciproco». La lettera del ministro Gelmini «benedice» il lancio della Bibbia pocket del gruppo editoriale San Paolo, allegata questa settimana a Famiglia Cristiana e distribuito da giovedì 16 settembre nelle librerie, nelle parrocchie, negli aeroporti, nelle stazioni, negli autogrill, nei supermercati e nelle grandi catene di elettronica. Obiettivo dell'iniziativa: diffondere un milione di copie del testo sacro in tutt'Italia.

sabato 11 settembre 2010

Gelmini sui precari promette: li assumerò tutti in 6-7 anni

Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, diventa buona e promette: tutti i precari verranno assunti in 6-7 anni. ”E’ difficile fare previsioni esatte -afferma la Gelmini – ma secondo stime del ministero nei prossimi anni ci saranno tanti prepensionamenti e dunque nell’arco di sei, sette anni, c’è la ragionevole certezza che gli attuali 220.000 precari potranno essere assorbiti dal sistema di istruzione”.

”Questo agevolerà la condizione dei nuovi insegnanti che si formeranno con il nuovo sistema”, aggiunge la Gelmini sottolineando che dal 2011 le nuove lauree partiranno in base a un sistema di programmazione del fabbisogno. “I precari nelle graduatorie a esaurimento – ricorda il ministro – sono 220.000, una cifra che può salire a 500-600 mila se si considerano anche i precari inseriti nella graduatorie dei singoli istituti. I posti vacanti sono circa 20.000 e dunque va da sé che non c’è spazio per tutte le 220 mila persone che chiedono lavoro”.

”E’ un problema di disoccupazione pesante – sottolinea la Gelmini – rispetto al quale il governo ha dato alcune risposte e cercherà di darne altre. E’ una piaga sociale che ereditiamo e rispetto alla quale, in un momento di crisi economica, è difficile, se non impossibile, dare una risposta risolutiva. Posso tuttavia garantire l’impegno del governo per valutare tutte le strade possibili per alleggerire la situazione dei precari, tenendo però sempre presente che il nostro primo compito è quello di evitare l’insorgere di nuovo precariato”.

Il ministro ha quindi informato che l’amministrazione quest’anno ha completato le operazioni relative ai trasferimenti (140.000 domande esaminate e 74.000 trasferimenti decisi), che tutte le immissioni in ruolo sono state fatte (10.000 nuove per gli insegnanti e 6.500 per gli Ata) e che sono stati previsti 3.500 docenti in piu’ per il sostegno (1.000 in piu’ sull’organico di fatto pro-tempore).

martedì 7 settembre 2010

Genova. Animali, la rivoluzione verde. Case e cure gratis

Stop all'accattonaggio con cuccioli di età inferiore a sei mesi, con multe fino a 500 euro e il sequestro dell'animale. Sì all'affido di animali abbandonati agli ospedali cittadini, per aiutare i pazienti, grandi e piccoli, e in più essere accuditi. Un veterinario gratis per le fasce sociali più disagiate. Vietato dare cibo ai picconi, in aree pubbliche e private. I circhi con animali, d'ora in poi, prima di attendarsi in città, dovranno avere autorizzazione igienico-sanitaria e veterinaria della Asl, a cura del Comune. Nasceranno sul territorio cittadino, casette prefabbricate per gatti, con brandine, ciotole e acqua fresca, che le comunità di "gattare" dovranno tenere pulite. Obbligatorio ovunque, per i cani, il guinzaglio. Sarà vietato commercializzare tartarughe non indigene di ogni specie. Stop anche alle lotterie in cui premio ci sono animali (dai pesci rossi ai pulcini) e sarà vietato abbandonare sul territorio qualsiasi specie, compresi i pesci rossi nelle vasche dei parchi pubblici.



Ecco le novità più importanti del nuovo "Regolamento per la tutela e il benessere degli animali in città" del Comune di Genova, così come lo stanno discutendo associazioni, tecnici, polizia municipale. Presentato dall'assessore al Verde, Pinuccia Montanari, sostituirà il precedente, e sarà approvato entro ottobre dal consiglio comunale. Le sanzioni saranno salate, fino a 500 euro. Non è, però, soltanto uno strumento restrittivo.



Oltre al pool di veterinari volontari che aiuteranno a curare gli amici pelosi di chi non può sostenere costi di uno specialista privato, ci sono l'istituzione di un numero verde per denunciare le violazioni e situazioni di emergenza e un nuovo sito web dedicato agli animali di Genova. Nascerà anche un comitato scientifico, composto da sette membri, tutti volontari, perché, come spiega l'assessore Montanari, "il regolamento sarà efficace se applicato completamente e se la situazione in città sarà costantemente monitorata, fondamentale è la parte che riguarda l'informazione, la formazione e la sensibilizzazione dei cittadini, e la tutela tout court degli animali e del rapporto tra loro e l'uomo". Un regolamento "partecipato", lo definisce Montanari, proprio perché il documento che ha realizzato è sottoposto alla lettura delle associazioni animaliste ma anche ai Municipi: il 30 settembre dovranno presentare le loro osservazioni a Montanari, "sono pronta a recepire tutto quello che sarà possibile", dice.



In ogni municipio nasceranno, individuate dai rispettivi territori, oasi per far correre liberi i cani. Mentre i gatti vedranno "materializzarsi" nuove casette prefabbricate, dopo poter stare al calduccio e rifocillarsi.



Se sarà vietato dare cibo ai piccioni, però Tursi istituirà delle aree speciali in cui sarà consentito e dove fornirà anche il becchime. Il principio di rispetto e tutela degli animali ispira tutto il regolamento: sarà vietato lasciare crostacei vivi sul ghiaccio, come talvolta si vede in ristoranti o banchi del pesce, e pure tenere legate le chele.Superprotezione, poi, per i più piccoli (e preziosissimi): grilli, cicale, libellule. E anche anfibi, rettili e pipistrelli. Lotta senza quartiere, ma impostata sulla prevenzione, contro topi e zanzare tigre.

lunedì 6 settembre 2010

"Troppi studenti per classe". Il Codacons denuncia la Gelmini

"Classi superaffollate" e il Codacons denuncia il ministro Gelmini. La notizia che quest'anno le classi italiane avrebbero avuto un maggior numero di alunni era stata anticipata qualche giorno fa da Repubblica.it.



Ma l'associazione dei consumatori guidata da Carlo Rienzi passa ai fatti. Denuncia il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e i direttori degli Usr (gli uffici scolastici regionali) a 104 procure per "interruzione e turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza delle classi che superano i 25 alunni" e annuncia un megaricorso collettivo contro i tagli agli organici del personale che lasceranno a casa quasi 18 mila precari e che hanno fatto esplodere la protesta di questi giorni.



Il Codacons per supportare la denuncia tira in ballo una delle norme sull'affollamento delle classi più disattesa degli ultimi anni: quella antincendio (Dm 26 agosto 1992) che prevede un affollamento massimo per classe di 26 persone. In pratica, tra alunni e insegnanti, non bisogna superare le 26 unità: un docente e 25 allievi, due insegnanti e 24 alunni e via discorrendo. Ma si potrebbe ancora scendere: un'aula di 36 metri quadri può ospitare al massimo 18 ragazzi.



Le uniche norme che interessano i dirigenti periferici del ministero (degli Uffici scolastici provinciali e degli Uffici scolastici regionali) quando si predispone l'organico sono quelle emanate annualmente dal viale Trastevere, che aumentano anno per anno il numero di alunni per classe.In base alle ultime, in una classe di scuola superiore potrebbero entrare anche 30 studenti. Salvo poi verificare le altre normative in materia: quella antincendio appunto e quella igienico-sanitaria che nella fattispecie stabilisce una quadratura di 1,96 metri quadri a studente. Per non disattendere nessuna delle norme in questione bisognerebbe, volta per volta, prendere in considerazione gli indici più restrittivi. Ma, si sa, la teoria è una cosa mentre la pratica un'altra. E il responsabile resta il dirigente scolastico.



"Nelle classi in cui si inseriranno più di 25 alunni per sopperire alla mancanza di docenti 'tagliati' dalla Gelmini - afferma l'associazione di consumatori in una nota - si commette un grave reato: si mette a repentaglio la sicurezza dei ragazzi e si violano le norme di igiene pubblica sul limite minimo di spazio che un'aula deve avere". Il Codacons, per i casi di classi fuorilegge, chiede alle procure di avviare l'azione penale contro il ministro e i direttori regionali e di "sequestrare le classi illegali".



"E' dal 1971 che è previsto un limite massimo di alunni per ogni classe. Prevedere adesso - spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi - classi di 30 o 40 alunni è una vera e propria follia che fa correre inutili rischi a studenti e insegnanti". Rienzi precisa che "l'esposto è stato presentato oggi nelle 104 Procure e che ora sia i docenti precari danneggiati dai tagli che le famiglie i cui figli sono messi a rischio potranno costituirsi parte civile". E quando entrerà in vigore la class action "le famiglie potranno agire rappresentate dal Codacons per i danni subiti". Un'ulteriore motivo di sofferenza per la scuola che rischia di fare esplodere la protesta.



Un allarme , quello sulla sicurezza delle aule scolastiche, che a pochi giorni dall'avvio delle lezioni viene lanciato anche da Cittadinanzattiva, che dal 17 settembre "lancia una campagna di mobilitazione dei cittadini sul sovraffollamento delle aule". Il perché è presto detto. "Distacchi di intonaco, segni di fatiscenza, barriere architettoniche, oltre agli arredi in numero inadeguato rispetto a quello degli studenti e spesso rotti: la sicurezza delle aule scolastiche lascia molto a desiderare", denuncia Cittadinanzattiva, .



"Alle carenze che riscontriamo ormai da anni, - spiegano - si aggiunge ora il pericolo del sovraffollamento delle aule" perché "il decreto legge 112 del 25 giugno 2008 prevede, infatti, la formazione delle classi con un incremento dell'attuale numero di studenti per aula". Per questo Cittadinanzattiva, contestualmente ai dati sulla sicurezza delle scuole e sulla vivibilità della aule, lancerà una specifica campagna sul problema del sovraffollamento i cui dettagli saranno disponibili anche sul sito dell'associazione, www.cittadinanzattiva.it, a partire dal prossimo 17 settembre.

domenica 5 settembre 2010

Posillipo, bagni vietati per i liquami in mare

Liquami a mare, quarantatré “cabine” in muratura sotto sequestro, bagnanti rispediti a casa dagli agenti, interdizione assoluta alla balneazione. L’ennesimo scandaloinquinamento si consuma a Posillipo, a Villa Martinelli, giusto a ridosso di piazza San Luigi. Stavolta a decretare l’offlimits per la spiaggia di una delle residenze storiche della collina posillipina è stata la polizia ambientale diretta dal colonnello Aldo Carriola che ha accertato, su segnalazione dell’Arpac, una gravissima irregolarità: uno scarico abusivo che riversava direttamente in mare i liquidi fognari. In assoluto disprezzo delle più elementari norme igieniche ed esponendo i malcapitati frequentatori del lido privato a un elevatissimo rischio di infezioni (gastrointestinali e cutanee) causato dai colibatteri.



Il blitz è scattato giovedì, quando gli agenti guidati dai tenenti Chiara Mormile e Bruno Guidotti insieme al geometra Giulio Andreoli del servizio fognature del Comune, sono scesi per le rampe che conducono al complesso “Guarracino” comprendente l’edificio che sovrasta due piani di cabine di proprietà di alcuni condomini che, in estate, vengono affittate a famiglie napoletane. A queste strutture in cemento armato (pochi metri quadrati non idonei a civili abitazioni, ma dotati di angolo cottura e wc) sono stati apposti i sigilli. Per accertare la sussistenza del pericolo ambientale le forze dell’ordine hanno utilizzato, spiega il colonnello Carriola, la fluoresceina, un marcatore verde in polvere che, immesso negli scarichi, è poi fuoriuscito nello specchio di mare antistante. Improvvisamente diventato verde a conferma di un’acqua sicuramente inquinata. Il sospetto dell’abuso — riferito da un’abitante del parco stanca del nauseabondo odore proveniente dal mare — è diventato realtà, facendo scattare una denuncia nei confronti dei titolari, mentre i villeggianti sono stati costretti a fare i bagagli in gran fretta e a lasciare subito le cabine.



«Abbiamo spedito una relazione in Procura», aggiunge Carriola, «e adesso andremo avanti con i controlli per verificare gli impianti di smaltimento anche dei palazzi che insistono nella parte alta del comprensorio». Un tempo, alcuni decenni fa, Villa Martinelli era sede di un complesso architettonico adibito ad albergo, poi distrutto dalla cementificazione selvaggia degli anni ‘50 e ‘60. Liquami a mare, quarantatré “cabine” in muratura sotto sequestro, bagnanti rispediti a casa dagli agenti, interdizione assoluta alla balneazione. L’ennesimo scandaloinquinamento si consuma a Posillipo, a Villa Martinelli, giusto a ridosso di piazza San Luigi. Stavolta a decretare l’offlimits per la spiaggia di una delle residenze storiche della collina posillipina è stata la polizia ambientale diretta dal colonnello Aldo Carriola che ha accertato, su segnalazione dell’Arpac, una gravissima irregolarità: uno scarico abusivo che riversava direttamente in mare i liquidi fognari. In assoluto disprezzo delle più elementari norme igieniche ed esponendo i malcapitati frequentatori del lido privato a un elevatissimo rischio di infezioni (gastrointestinali e cutanee) causato dai colibatteri. Il blitz è scattato giovedì, quando gli agenti guidati dai tenenti Chiara Mormile e Bruno Guidotti insieme al geometra Giulio Andreoli del servizio fognature del Comune, sono scesi per le rampe che conducono al complesso “Guarracino” comprendente l’edificio che sovrasta due piani di cabine di proprietà di alcuni condomini che, in estate, vengono affittate a famiglie napoletane. A queste strutture in cemento armato (pochi metri quadrati non idonei a civili abitazioni, ma dotati di angolo cottura e wc) sono stati apposti i sigilli. Per accertare la sussistenza del pericolo ambientale le forze dell’ordine hanno utilizzato, spiega il colonnello Carriola, la fluoresceina, un marcatore verde in polvere che, immesso negli scarichi, è poi fuoriuscito nello specchio di mare antistante. Improvvisamente diventato verde a conferma di un’acqua sicuramente inquinata. Il sospetto dell’abuso — riferito da un’abitante del parco stanca del nauseabondo odore proveniente dal mare — è diventato realtà, facendo scattare una denuncia nei confronti dei titolari, mentre i villeggianti sono stati costretti a fare i bagagli in gran fretta e a lasciare subito le cabine. «Abbiamo spedito una relazione in Procura», aggiunge Carriola, «e adesso andremo avanti con i controlli per verificare gli impianti di smaltimento anche dei palazzi che insistono nella parte alta del comprensorio». Un tempo, alcuni decenni fa, Villa Martinelli era sede di un complesso architettonico adibito ad albergo, poi distrutto dalla cementificazione selvaggia degli anni ‘50 e ‘60.

venerdì 3 settembre 2010

Messina, il personale è obiettore, donna abortisce feto in water dell’ospedale

Un altro caso di malasanità incombe su Messina. Dopo la lite tra due medici avvenuta all’interno della sala parto del Policlinico della città siciliana, adesso una nuova orribile storia viene alla luce.Ma questa volta non sono i medici stessi ad aver causato il problema, proprio perché i medici non erano presenti.La vicenda risale all’otto giugno scorso quando una 37enne, dopo un’ecografia, programma un aborto terapeutico per gravi malformazioni del feto. Pochi giorni dopo, quindi, la donna ritorna in ospedale per il ricovero e la stessa notte, tra l’11 e il 12, iniziano le contrazioni.



In preda al dolore, la donne chiede assistenza al personale medico e paramedico ma non riceve nessun aiuto. Al contrario un infermiere l’ha avvisata che i medici di guardia non potevano intervenire in quanto “obiettori di coscienza” e quindi contrari all’aborto.La donna, quindi, avrebbe dovuto aspettare l’arrivo del medico del turno successivo, che sarebbe giunto solo in mattinata. Ma le contrazioni ormai erano troppo forti e nel bagno dell’ospedale, con l’aiuto della madre, ha partorito il feto nel water.Il giorno seguente, tornata a casa, ha presentato denuncia in Procura. La sua ricostruzione ha dell’incredibile: “Dopo circa dieci minuti dalla somministrazione delle Spasmex, intorno alle ore 1:00-1:15, mentre mi trovavo in bagno, accudita da mia madre, ho partorito il bambino nel water. Solo mia madre ha visto la placenta con dentro verosimilmente il bambino, io, al contrario, scioccata per quanto accaduto non ho compreso più nulla e mi sono distesa sul letto in lacrime ed inorridita per l’incubo che stavo vivendo. Dopo poco è finalmente intervenuto il personale infermieristico che, dopo un attimo di perplessità ed incredulità, ha provveduto a recuperare il corpo del bambino poco prima da me espulso involontariamente nel gabinetto”.Dopo due mesi è arrivato il verdetto: il sostituto procuratore Liliana Todaro ha emesso sette avvisi di garanzia per medici e infermieri di turno quella notte che, in un modo o in un altro, hanno partecipa

Milano, aggredito e insultato perché di colore

Insultato e picchiato per il colore della sua pelle. Niurka, 40 anni, la mamma del 12enne aggredito ad Abbiategrasso, nell’hinterland di Milano, non ha dubbi e stamane ha sporto querela ai carabinieri, perche’ chi ha fatto male a suo figlio non la passi liscia.

“Negro di m.” o “sporco negro”, le parole urlate dai tre aggressori, tutti sui 13 anni e studenti della stessa scuola media della vittima, contro suo figlio.”In due lo tenevano – racconta la donna, attualmente all’ospedale di Magenta in attesa della lastra- e uno lo picchiava”.

Insulti che secondo la donna non sono i primi subiti dal giovane studente: “A scuola lo hanno piu’ volte offeso per il colore della sua pelle”. Il 12enne ora ha un occhio nero e ha riportato la frattura del setto nasale, conclude la madre.

martedì 31 agosto 2010

La Polverini piange per il bimbo rom e taglia i fondi per i campi nomadi

Il presidente della Regione Lazio taglia 2,5 milioni sullo stanziamento previsto dalla giunta del centrosinistra. Ma non fa mancare la sua solidarietà quando si scatenano gli incendi.

4934096063 fe7c8e1381 o La Polverini piange per il bimbo rom e taglia i fondi per i campi nomadiDa una presidente di Regione che va a Lourdes a portare la croce, scatenando l’ufficio stampa per farlo sapere a questo mondo e a quell’altro, non ci si aspettava altro. E infatti Renata Polverini ha proferito parole e parole di cordoglio nei confronti del bimbo rom morto nel rogo del campo della Muratella, l’ennesima tragedia che colpisce la popolazione nomade a Roma.

PAROLE E FATTI – Ma, ci informa Caterina Perniconi sul Fatto, intanto che fa le sue condoglianze, la Polverini opera: solo tre settimane fa, fa sapere la consigliera dell’Italia dei Valori Giulia Todano, in sede di assestamento di bilancio, dal capitolo H42520, destinato ai finanziamenti regionali per la riqualificazione e il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie dei campi nomadi del Comune di Roma, sono stati tagliati per il 2010 ben due milioni e mezzo di euro stanziati dalla giunta di centrosinistra, azzerando l’intero stanziamento. “Spero che il viaggio a Lourdes illumini la presidente – dice la Rodano – sulla necessità di ripristinare immediatamente lo stanziamento cancellato”.

L’ARTICOLO CITATO - L’articolo a cui si fa riferimento, che vincola la Regione a stanziare cinque milioni di euro per la messa in sicurezza dei campi nomadi, è il 46 della finanziaria 2009: “La Regione – cita la legge – al fine di migliorare le condizioni igienico-sanitarie dei campi nomadi nonché di garantire la sicurezza e l’integrazione sociale, finanzia un sistema di interventi per la riqualificazione, l’individuazione di aree idonee garantendo la continuità scolastica e il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie dei campi nomadi del Comune di Roma”. La cifra prevista è pari a 5 milioni di euro per il triennio 2009-2011. La metà (2,5 milioni) viene tagliata nel solo 2010. “Come Idv, porremo formalmente la questione alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale – conclude Rodano – se il finanziamento non sarà subito ripristinato saremmo di fronte alle solite propagandistiche lacrime di coccodrillo”. Ma no, trattasi di preghiere. Ma mai come in questa volta vale il detto ‘non fiori, ma opere di bene’.

domenica 29 agosto 2010

I 15mila prof licenziati

Aumentano le proteste dei precari che i tagli del governo metteranno alla porta senza poter avere altro che supplenze brevi o addirittura nulla





di FLAVIA AMABILE



Saranno almeno 15-20 mila i prof e maestri non di ruolo che non si vedranno riconfermare la supplenza annuale o fino al temrine delle lezioni, spiega la rivista «Tuttoscuola» in uno studio sui tagli voluti dal governo. L’ultima speranza per questi precari è recuperare almeno le supplenze brevi, quelle che i dirigenti scolastici assegnano per malattie o aspettative dei prof di ruolo, oppure nelle indennità o nei contratti di disponibilità previsti dal decreto salva-precari.


L’allarme è scattato agli inizi di agosto, quando il ministero dell’Istruzione - in ritardo rispetto ai tempi usuali - ha reso noti i dati sulle assunzioni previste per il prossimo anno. E’ stato allora che la realtà si è presentata in tutta la sua cruda drammaticità per i precari, in particolare per quelli del sud: assunzioni azzerate nella scuola primaria (in tutta la Campania, la Puglia, la Sicilia ed in 27 province non se ne effettuerà neanche una) e minime nella secondaria: a Napoli saranno solo 44 i docenti precari a firmare il contratto per il ruolo. A Milano 46, a Firenze 27 e a Torino 25. Nella capitale appena 69. Meglio, comunque che in altri capoluoghi di provincia: a Genova e Venezia 10, a Bologna 9, a Perugia e Catania 8, a Palermo 6, a Parma e Cagliari 2, a Trieste solo 1.


Hanno subito protestato gli uffici scolastici perché i tagli effettivi sono anche superori a quelli previsti che già apparivano esagerati. Lo sostiene il Cosa Scuola Piemonte che parla di 455 cattedre in meno negli istituti superiori (rispetto a un’ipotesi di 142), 124 nelle elementari, 20 nelle medie. Ma in difficoltà ha ammesso di essere anche il responsabile dell’ufficio della provincia di Firenze, Claudio Bacaloni, predisposto «per tempo il quadro delle disponibilità di posti (presunti) per il personale da sistemare», ma il tentativo di semplificare il lavoro «quest’anno è stato frustrato, proprio il 5 agosto, dalla disarmante comunicazione per cui alla nostra provincia (ma non solo ad essa, peraltro) viene assegnato un numero di posti più basso di quello attribuito con l’organico di diritto».


E hanno protestato i precari, e la loro agitazione è destinata ad allargarsi: dalla Sicilia arriverà a Roma domani e coinvolgerà tutte le regioni italiane. «Siamo solo all’inizio - avverte Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil - sarà un autunno caldo, e non potrebbe essere diversamente: un esercito di persone è senza lavoro e il ministro ha un atteggiamento di disinteresse». Alla Cisl ieri pomeriggio era in corso una riunione tecnica proprio per elaborare le cifre dei posti cancellati. «Quella dei precari è una protesta non solo comprensibile ma del tutto legittima. Secondo i nostri calcoli più recenti - spiega il segretario generale, Francesco Scrima - quasi 300 mila persone si troveranno senza le supplenze annuali e avranno soltanto le supplenze brevi in cui sperare. E’ una mortificazione della dignità personale di queste persone del tutto inaccettabile».

sabato 28 agosto 2010

Donna perde memoria ogni notte, e' ferma al 1994

Una donna di 47, Michelle Philpots, non riesce a formare nuovi ricordi e la sua memoria è ferma al 1994, anno in cui crede di vivere. A presentare il 'caso Philpots', nel corso della trasmissione televisiva Today Show andata in onda ieri sulla NBC, Gary Small, Professore di psichiatria dell'Università di Los Angeles.
La donna è stata colpita da 'amnesia anterograda', perdita della memoria relativamente a tutti i nuovi ricordi acquisiti successivamente al suo trauma. Michelle è infatti reduce da due gravi incidenti stradali, entrambi i quali le hanno causato un trauma cranico che le ha indotto un'amnesia che si è andata progressivamente aggravando.
Michelle non può leggere un libro perché appena volta pagina si scorda ciò che ha appena letto, e a volte nel bel mezzo di una conversazione dimentica cosa sta dicendo. Ogni giorno della sua vita deve annotarsi su post-it e sull'agenda del cellulare le cose da fare e quelle appena fatte.
Altrimenti la sua memoria in pochi attimi cancella tutto e la riporta a quel disastroso 1994. La donna non ricorda neppure di essere sposata, per quanto ricordi l'incontro con Ian, suo marito, e il momento in cui si sono conosciuti, che è antecedente al suo trauma. Ogni giorno quindi il marito cerca pazientemente di farle ricordare il loro matrimonio, mostrandole le foto della cerimonia, ma anche quel giorno è finito nel calderone dei ricordi persi post-1994.

Ha una figlia disabile non le affittano la casa

"Non vogliono affittarmi la casa perché mia figlia è disabile". La denuncia arriva da Licata (Agrigento) da Maria Nicosia, madre di una bimba affetta da tetraparesi spastica distonica. "Ho subito una serie di rifiuti anche alla vigilia della stipula del contratto. Succede non appena i proprietari vengono a conoscenza della mia situazione"



di FABIO RUSSELLO





"Mia figlia è disabile ed è per questo che non vogliono affittarmi la casa". Lo sfogo-denuncia è di Maria Nicosia, 45 anni, di Licata, grosso centro marinaro a 40 chilometri da Agrigento. Maria è madre della piccola Ellison affetta da tetraparesi spastica distonica. "Ho dovuto subire - ha raccontato la donna - ogni tipo di diniego perché appena vengono a sapere chi sono io ogni scusa diventa buona per rifiutare le mie richieste di affitto".



Il caso di Ellison è stato per lunghi mesi al centro dell'attenzione mediatica. Numerose trasmissioni televisive nazionali si sono occupate della vicenda, ed è scattata anche una gara di solidarietà per far sì che la piccola potesse essere sottoposta a una serie di cura in Florida.



"Fra i proprietari di casa a cui ho chiesto l'affitto c'è chi si è informato sui miei conti in banca - ha detto Maria Nicosia - Mentre qualcun altro ha addirittura rifiutato quattro anni di canone di affitto anticipato, altri invece hanno rifiutato di affittarmi casa al momento della stipula del contratto, dopo giorni di trattative".



Il motivo? Forse, ed è il sospetto di Maria, i proprietari temono che, al termine del contratto, vi siano difficoltà a rientrare in possesso della casa.



La donna cerca naturalmente una casa che abbia particolari requisiti: "Deve essere al piano terra o deve essere un edificio con l'ascensore. Trasportare Ellison in braccio per andare a casa è diventato faticosissimo".



Una situazione che ormai si è fatta pesante anche perché la famiglia vive in un appartamento di 40 metri quadrati non idoneo per far sì che la piccola Ellison possa ricevere le cure necessarie. "Mi vergogno io stessa per quanto mi accade - ha raccontato ancora Maria Nicosia - soprattutto se penso alla gara di solidarietà che anche a Licata si è messa in campo per mia figlia e grazie alla quale siamo riusciti a farle fare un ciclo di terapie in Florida. Ma adesso tutto è svanito, i progressi fatti rischiano di essere vani. Non voglio smettere di denunciare l'indifferenza che è calata attorno a mia figlia. Ma servono serenità e aiuti concreti".

SAPETE CHI E' QUEST'UOMO?? LE TV E I GIORNALI NON VE LO MOSTRANO: NOI SI

E' il "dottor" PIER PAOLO BREGA MASSONE, chirurgo della clinica Santa Rita. La sua equipe operava pazienti sani per ottenere rimborsi, asportando pezzi di polmoni o mutilando seni alle donne senza reale necessità. DIFFONDIAMO LA SUA FOTO!!!

venerdì 27 agosto 2010

Ragazzini prendono a calci un immigrato"Vattene via". E i genitori ridono

Su una spiaggia di Civitanova Marche, cinque bambini di 10-11 anni aggrediscono e insultano un venditore ambulante che si era fermato a riposare su una sdraio. Gli adulti non intervengono e assistono divertiti banguy_250x250.gif

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