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martedì 24 agosto 2010

Ingiustizia condita di minacce contro Facebook

Il 9 maggio 2008 Vito Daniele, 36 anni, muore in circostanza mai chiarite, lasciando una moglie e 3 figli piccoli.

Vito tornava a casa dalla sua famiglia dopo una settimana di lavoro; sulla A16, tratto che congiunge Napoli con Bari, all’altezza del paesino di Pietradefusi, Vito è stato fermato dal tenete della Guardia di Finanza Roberto Russo, il tenente era solo e in borghese con l’auto di servizio. Il fermo è avvenuto in piena autostrada, subito dopo una galleria e in prossimità di una curva dove non vi era corsia d’emergenza. In quel preciso momento passava un autocarro, Vito Daniele è stato mortalmente travolto.

Il tenente Roberto Russo si è giustificato dicendo che era un fermo per eccesso di velocità. Questa non è una giustificazione, un fermo in quelle condizioni avviene in eccezioni gravissime, come ad esempio in casi come l’arresto di un boss mafioso o la cattura per una rapina in corso.

La Guardia di Finanza non ha facoltà di fermare su un’autostrada un’auto per eccesso di velocità, casomai, il tenente Roberto Russo, avrebbero dovuto chiamare la Polizia Stradale, o se proprio lo si voleva fermare, bisognavaaccompagnarlo in un luogo sicuro (piazzola di sosta, uscita autostradale, autogrill), solo lì poteva essere effettuato un regolare controllo.

Nella vicenda che ha portato via la vita a Vito Daniele c’è una sola certezza, sarebbe ancora vivo se il tenente della Guardia di Finanza Roberto Russo non lo avesse fermato in modo totalmente negligente.

Oltre al danno la beffa, la moglie di Vito Daniele è stata anche querelata dall’uomo che ha provocato il disastro più grande della sua vita e di quella dei suoi tre figli; dopo aver detto al tenete Roberto Russo “Te lo porterai sulla coscienza tutta la vita. Ti ricordi la foto che hai trovato in macchina dei suoi figli?” La signora Mariella Zotti è stata denunciata e quella mattina le è stato risposto dai legali del tenente Roberto Russo “la deve finire di fare casino su Facebook, la prossima volta saranno guai”. Quindi, come amministratrice di una pagina di Facebook, social network a cui è stato chiesto di tacere, io rispondo con quest’articolo e chiedo alla rete di fare rete e di divulgare questa storia, perché la signora Mariella Zotti e i suoi 3 figli meritano la giusta visibilità che fino ad oggi i giornalisti nazionali non le hanno ancora dato.

Divulgando questa vicenda non aiuterete solo la famiglia di Vito Daniele, farete sapere anche a chi la leggerà che un posto di blocco in piena autostrada è vietato. Conoscere i propri diritti a volte salva la vita, a Vito Daniele l’avrebbe salvata.

Il 9 giugno 2010, presso il tribunale di Benevento, alle ore 09.30, c’è stato il rinvio a giudizio per la causa intentata da Mariella Zotti per fare luce e giustizia sulla morte di Vito Daniele. Questo caso non può e non deve restare insabbiato e impunito, i responsabili devono pagare e l’informazione deve fare il proprio dovere divulgando la vergognosa vicenda che ha distrutto moltissime vite.

In video l’appello della signora Mariella Zotti e il racconto dell’incidente

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